La TARI a Varese: il modello vincente M5S rispetto a quello targato PD

Ancora una volta i proclami di questa giunta varesina targata PD e Galimberti sono smentiti dai fatti, sarà quel  sinistro morbo detto “annuncite” che colpisce molti leader del partito di riferimento, sedicente di centro-sinistra.
Non divaghiamo: l’oggetto del disappunto è la TARI, ossia l’incapacità di un’amministrazione di tagliare i costi e ridurre le tasse sui rifiuti ai cittadini, che con gli anni aumentano sempre e oltre misura.
Le scuse sono sempre le solite: il taglio dei fondi centrali verso gli enti locali, la copertura dei costi di gestione dei rifiuti (compresa la remunerazione del capitale), l’aumento dei costi di altri servizi ecc. Ci chiediamo allora come possano invece farcela, le ormai numerose amministrazioni comunali governate dal Movimento 5 Stelle, che nella quasi totalità dei casi sono riuscite a ridurre già dal primo o secondo anno le tasse sui rifiuti.
La risposta sta proprio nella premessa: evidentemente i “5stelle” hanno una maggiore capacità di tagliare i costi, di trovare gli sprechi, di recuperare risorse nonostante i tempi difficili per tutti i bilanci degli enti locali. Non solo più soldi, ma anche sempre scomodi e sempre prima. Nell’era digitale, il pagamento in unica soluzione non ha nessuno sconto o vantaggio per il contribuente… tanto più che il servizio RID, di domiciliazione bancaria, non è accettato!
Altro che semplificare la vita al cittadino nel pagamento delle imposte! A Varese, lo scorso anno, nel 2016, si è pagato da metà luglio con rata finale a metà novembre, nel 2017 si anticipa la prima rata a metà maggio (2 mesi prima) e l’ultima a ottobre, un mese prima… più soldi e pure prima. Che solerzia nel chiedere denaro ai contribuenti.
Nel dettaglio, per quanto riguarda le utenze domestiche, una famiglia di quattro persone vede un aumento di quasi il 4% (+12% per la parte fissa e -2% per quella variabile), mentre un nucleo con due persone ha una penalizzazione maggiore (sempre +12% per la parte fissa e +1% per quella variabile). Uno sproposito, considerando che non c’è inflazione, in quanto l’ISTAT ha calcolato l’ICPA (indice armonizzato dei prezzi al consumo) in media per il 2016 addirittura in territorio negativo (-0,1% !).
In altre parole, il potere di acquisto reale delle famiglie continua a calare, come si può immaginare di vedere una ripresa dei consumi?
Le utenze non domestiche, quindi negozi di vario genere e ristorazione, vista la difficoltà economica dell’attuale congiuntura hanno beneficiato di una riduzione media del 2,2%, ma la coperta troppo corta ha penalizzato i normali cittadini, le famiglie, come se per queste ci fosse sempre spazio per mungere ancora, come se per esse non ci fosse più la crisi dei consumi.
Ma indoviniamo un po’ il trattamento che hanno avuto altre utenze non domestiche, come ad esempio gli uffici della pubblica amministrazione: queste si sono fatte invece un’ulteriore sconto del -2,2% sulla tariffa dello scorso anno, dopo una riduzione del -2,4% nel 2016 rispetto al 2015. E le banche, da tempo aiutate dal PD? Anch’esse beneficiano di una continua riduzione delle tariffe, del -2,3% dopo un -1,5% dello scorso anno.
Ancora una volta due pesi e due misure, e la nostra città non fa eccezione, nel silenzio di chi qui dovrebbe fare opposizione.
A riveder le stelle.

Il piano di rilancio turistico della città di Varese

Il Piano di rilancio turistico-culturale di Varese parte dalla descrizione della situazione attuale interna al comune, situazione in cui le risorse (personale e moneta) sono oggi appena sufficienti alle attività in essere, non troppo numerose, con insito un giudizio negativo sulla gestione della precedenza amministrazione.

Il finale del piano riprende poi da questo punto, chiedendosi come recuperare le risorse necessarie a raggiungere l’obiettivo di raggiungere la top ten tra le città italiane più turistiche: sarebbe bello capire come il Sindaco pensa di conciliare questo obiettivo con l’ idea di “turismo di qualità e non di massa” dell’assessore Cecchi.

il piano di sosta della città di Varese

Il piano sosta proposto per la città di Varese è sicuramente una grande opportunità per ripensare e migliorare la viabilità varesina, ma non solo.

Infatti, potrebbe essere essere occasione per riaprire e rivedere in chiave moderna il regolamento edilizio (ormai datato 1973), dato che è dal 2014 che sarebbe da regolamentare l’installazione di infrastrutture elettriche di ricarica dei veicoli elettrici in caso di nuove costruzioni e ristrutturazioni riguardanti determinate categorie di edifici e nulla è stato fatto in proposito, a maggior ragione ora che (sembra) gli spazi di sosta saranno gratuiti per auto elettriche/ibride.

I parcheggi periferici attorno alla città  in centro sono sicuramente una buona idea per disincentivare il traffico in centro, ma mal si conciliano, ad esempio, con il previsto ampliamento del parcheggio in via Sempione, che sarebbe, al contrario, un catalizzatore di traffico e il cui progetto, pensiamo, debba quindi essere rivisto, se non annullato.
I parcheggi periferici dovranno poi essere ben serviti e di sicuro il trasporto pubblico attuale non sarà sufficiente e dovrà essere potenziato di molto, soprattutto negli orari di punta.

Per servire le stazioni, invece, una proposta che M5S aveva già avanzato nel 2013 sarebbe quella di prevedere il trasferimento del mercato nel nuovo progetto di piazza Repubblica, da piazzale Kennedy, adibendo quest’ultimo esclusivamente a parcheggio, magari gratuito per i pendolari (si darebbe un senso a piazza Repubblica e si “riempirebbe” anche il parcheggio sotterraneo, ora sotto-utilizzato).

Si potrebbero sfruttare poi alcune aree dismesse come parcheggi periferici, ad esempio in viale Belforte (stabile ex Enel) e in via Monterosa (zona dismessa di fronte alla scuola S. Maria Ausiliatrice).

Il comune potrebbe promuovere al suo interno, ove possibile, il telelavoro, in modo da diminuire, seppur di poco, l’esigenza di parcheggi.

Relativamente all’annoso problema del parcheggio per la funicolare, esempio di progetto pensato male e riuscito peggio, ne servirebbe uno a valle (zona Stadio, piazzale Staffora) ove lasciare la vettura e un servizio navetta che porti direttamente alla stazione di partenza: le soluzioni per un silos alla prima Cappella sono infatti troppo costosi e impattanti per essere realizzate.

L’affair Molina

Gli attivisti del Movimento 5Stelle a diversi livelli hanno già più volte commentato l’assurda vicenda, tipicamente da prima repubblica, che ha visto coinvolto il Consiglio Direttivo della Fondazione Molina di Varese ed in particolare il suo Presidente Cristian Campiotti. La storia come sapete  è costellata di tante domande ma purtroppo nessuna risposta.
Dopo aver  appurato che nel 2015 la Fondazione ha prestato, tramite la sottoscrizione di obbligazioni,  ben 450.000,00 euro a Rete 55 Evolution spa, società collegata della nota testata televisiva, nessuna informazione precisa si è riuscita ad ottenere dal Presidente della Fondazione Cristian Campiotti relativamente ad un secondo prestito effettuato nel corso del 2016 sino ad arrivare ad una esposizione di circa 1 milione di euro. Alle numerose richieste rivoltegli dagli amministratori Comunali, da quelli Regionali e dalla stampa il sig. Campiotti ha fatto spallucce non presentandosi agli appuntamenti fissati non chiarendo quanto e perchè aveva prestato il denaro della Fondazione ad una società televisiva.
Ma lo Statuto sociale della Fondazione Molina che gestisce una casa di riposo e cura per anziani permette di prestare il denaro delle rette e dei rimborsi assistenziali ad una televisione?  E poi con quale competenza in materia finanziaria il Presidente Campiotti ha preferito sottoscrivere obbligazioni che rendono (se verranno mai rimborsate) un 3% lordo annuo a fronte di una situazione debitoria della Fondazione che costa alle sue casse interessi passivi ben più alti?
Non va tralasciato, poi, il fatto che Campiotti non è solo in consiglio in quanto è affiancato da ben 4 consiglieri di esperienza (Alberto Aimetti – Vice Presidente,  Leandro Ungaro,  Enzo Cantoni e Don Marco Casale) per cui qualcuno avrebbe potuto consigliarlo sul fatto che è più prudenziale dapprima estinguere i propri debiti e poi prestare il denaro a terzi con strumenti finanziari come le Obbligazioni di alto profilo di rischio (spesso carta straccia come la storia attuale insegna). In considerazioni di tale anomala e preoccupante situazione, considerato che il Consiglio viene nominato e non meramente designato dal Sindaco di Varese questi aveva il potere comunque di sfiduciarlo e in primis chiederne le dimissioni o depositare richiesta di revoca al Prefetto ex art.25 del codice civile . La Lega stessa si era decisa ad espellere dal partito 2 degli amministratori da essa stessa designati. Abbiamo dovuto attendere che la Regione Lombardia sollecitata anche dalla Consigliera Paola Macchi del Movimento 5 Stelle si attivasse tramite l’AST Insubria per ottenere il commissariamento . Fino ad oggi il Campiotti si è giustificato (tramite comunicati stampa) dicendo che il Molina è una fondazione di diritto privato e quindi non è tenuto a relazionare in Consiglio comunale né in Regione. Peccato che i fondi del Molina rivengono pur sempre dalla attività di erogazione di servizi socio assistenziali (in parte in regime di convenzionamento) e in parte con donazioni pubbliche e private oltre alle rette pagate dagli anziani cittadini. Il Presidente  poi dimentica di dire che la Fondazione Molina è considerata dalla legge a pieno titolo un organismo di diritto pubblico in quanto ne ricorrono le 3 condizioni base e dunque come previsto dalle Leggi  Regionali n. 33/2009 e n. 3 /2008, ben chiarite dalla Circolare regionale del 14.11.2011,  il controllo è stato affidato alla ASI Insubria. Lungi dal voler entrare nel merito delle accuse (per quello c’è la magistratura che sta indagando), una riflessione di natura politica nasce spontanea.Forse che il Campiotti aveva intenzione di trasformare il Molina  in una finanziaria per aziende in difficoltà che hanno bisogno di finanza fresca o ci sono altri obiettivi dietro il prestito  fatto a Rete 55?Il passaggio alla Fondazione Molina di ex dipendenti e collaboratori di Rete 55 è stata effettuata su tale solco e come mai?
Il vergognoso evolversi della questione Molina non è altro che lo specchio del triste evolversi della politica locale, tutto qui, e sta indubitabilmente lasciando costernata la cittadinanza per prima.Per parte nostra non possiamo che auspicare la rapida istituzione di una commissione regionale di indagine e vigilanza magari affidata al coordinamento di un membro della minoranza che svolga una seria ed approfondita “due diligence sul bilancio sociale accompagnata ad una indagine sulle attività extra statuto del management del Molina, con parallela valutazione dei provvedimenti da adottare in concreto nel più breve tempo possibile. Non dimentichiamo poi che il DPR 361/00 richiede non solo che lo scopo della attività svolta dalla Fondazione sia possibile e lecito e ma che esso debba essere caratterizzato anche dalla cd. pubblica utilità dal che ne consegue la responsabilità personale degli amministratori per i danni eventualmente provocati a ragione dei negozi giuridici stipulati.   A prescindere dunque da ogni possibile responsabilità politica che appare ipso facto provata da quanto sopra rilevato, siamo interessati a leggere le conclusioni dell’Autorità di vigilanza in merito alla legittimità e pertinenza del prestare denaro ad aziende private di telecomunicazioni e se tale operazione speculativa abbia una logica di pubblica utilità, sia stata assistita da garanzie di solvibilità e a che condizioni sia previsto il rientro dei capitali erogati. Perché, in teoria, la “cassaforte” del Molina non è dei partiti che aiutano gli amici di turno, ma dei cittadini varesini.  Forse visto l’immobilismo per avere risposte concrete dovremo attendere gli esiti  della denuncia che Paolo Bocedi, presidente di SOS libera, ha presentato contro Malerba per la morte di Andrea Badoglio che, in più occasioni, aveva sollevato dubbi e perplessità sui legami tra lo stesso Malerba, la giunta Galimberti e la società Rete 55 evolution?

Avv. Stefano Bianco

Resoconto CC 28 Settembre 2016

Si è tenuto in data 28 Settembre 2016 nel salone Estense del comune di Varese il consiglio comunale con il seguente ordine del giorno:

1_ RICOGNIZIONE DELLO STATO DI ATTUAZIONE DEI PROGRAMMI GESTIONALI PER L’ESERCIZIO 2016 E CONSEGUENTE ADEGUAMENTO DEL DUP 2016/2018. CRITERI GENERALI IN MATERIA DI ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI (ARTICOLO 42, COMMA 2, LETT. A) E ARTICOLO 48, COMMA 3, TUEL).(Relatore assessore alle risorse Cristina Buzzetti)

2_ APPROVAZIONE DELLE RISULTANZE CONTABILI DEL BILANCIO CONSOLIDATO 2015. (Relatore assessore alle risorse Cristina Buzzetti)

3_ CRITERI GENERALI IN MATERIA DI ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI (ARTICOLO 42, COMMA 2, LETT. A) E ARTICOLO 48, COMMA 3, TUEL (Relatore Sindaco Davide Galimberti) [...continua...]