Gli attivisti del Movimento 5Stelle a diversi livelli hanno già più volte commentato l’assurda vicenda, tipicamente da prima repubblica, che ha visto coinvolto il Consiglio Direttivo della Fondazione Molina di Varese ed in particolare il suo Presidente Cristian Campiotti. La storia come sapete  è costellata di tante domande ma purtroppo nessuna risposta.
Dopo aver  appurato che nel 2015 la Fondazione ha prestato, tramite la sottoscrizione di obbligazioni,  ben 450.000,00 euro a Rete 55 Evolution spa, società collegata della nota testata televisiva, nessuna informazione precisa si è riuscita ad ottenere dal Presidente della Fondazione Cristian Campiotti relativamente ad un secondo prestito effettuato nel corso del 2016 sino ad arrivare ad una esposizione di circa 1 milione di euro. Alle numerose richieste rivoltegli dagli amministratori Comunali, da quelli Regionali e dalla stampa il sig. Campiotti ha fatto spallucce non presentandosi agli appuntamenti fissati non chiarendo quanto e perchè aveva prestato il denaro della Fondazione ad una società televisiva.
Ma lo Statuto sociale della Fondazione Molina che gestisce una casa di riposo e cura per anziani permette di prestare il denaro delle rette e dei rimborsi assistenziali ad una televisione?  E poi con quale competenza in materia finanziaria il Presidente Campiotti ha preferito sottoscrivere obbligazioni che rendono (se verranno mai rimborsate) un 3% lordo annuo a fronte di una situazione debitoria della Fondazione che costa alle sue casse interessi passivi ben più alti?
Non va tralasciato, poi, il fatto che Campiotti non è solo in consiglio in quanto è affiancato da ben 4 consiglieri di esperienza (Alberto Aimetti – Vice Presidente,  Leandro Ungaro,  Enzo Cantoni e Don Marco Casale) per cui qualcuno avrebbe potuto consigliarlo sul fatto che è più prudenziale dapprima estinguere i propri debiti e poi prestare il denaro a terzi con strumenti finanziari come le Obbligazioni di alto profilo di rischio (spesso carta straccia come la storia attuale insegna). In considerazioni di tale anomala e preoccupante situazione, considerato che il Consiglio viene nominato e non meramente designato dal Sindaco di Varese questi aveva il potere comunque di sfiduciarlo e in primis chiederne le dimissioni o depositare richiesta di revoca al Prefetto ex art.25 del codice civile . La Lega stessa si era decisa ad espellere dal partito 2 degli amministratori da essa stessa designati. Abbiamo dovuto attendere che la Regione Lombardia sollecitata anche dalla Consigliera Paola Macchi del Movimento 5 Stelle si attivasse tramite l’AST Insubria per ottenere il commissariamento . Fino ad oggi il Campiotti si è giustificato (tramite comunicati stampa) dicendo che il Molina è una fondazione di diritto privato e quindi non è tenuto a relazionare in Consiglio comunale né in Regione. Peccato che i fondi del Molina rivengono pur sempre dalla attività di erogazione di servizi socio assistenziali (in parte in regime di convenzionamento) e in parte con donazioni pubbliche e private oltre alle rette pagate dagli anziani cittadini. Il Presidente  poi dimentica di dire che la Fondazione Molina è considerata dalla legge a pieno titolo un organismo di diritto pubblico in quanto ne ricorrono le 3 condizioni base e dunque come previsto dalle Leggi  Regionali n. 33/2009 e n. 3 /2008, ben chiarite dalla Circolare regionale del 14.11.2011,  il controllo è stato affidato alla ASI Insubria. Lungi dal voler entrare nel merito delle accuse (per quello c’è la magistratura che sta indagando), una riflessione di natura politica nasce spontanea.Forse che il Campiotti aveva intenzione di trasformare il Molina  in una finanziaria per aziende in difficoltà che hanno bisogno di finanza fresca o ci sono altri obiettivi dietro il prestito  fatto a Rete 55?Il passaggio alla Fondazione Molina di ex dipendenti e collaboratori di Rete 55 è stata effettuata su tale solco e come mai?
Il vergognoso evolversi della questione Molina non è altro che lo specchio del triste evolversi della politica locale, tutto qui, e sta indubitabilmente lasciando costernata la cittadinanza per prima.Per parte nostra non possiamo che auspicare la rapida istituzione di una commissione regionale di indagine e vigilanza magari affidata al coordinamento di un membro della minoranza che svolga una seria ed approfondita “due diligence sul bilancio sociale accompagnata ad una indagine sulle attività extra statuto del management del Molina, con parallela valutazione dei provvedimenti da adottare in concreto nel più breve tempo possibile. Non dimentichiamo poi che il DPR 361/00 richiede non solo che lo scopo della attività svolta dalla Fondazione sia possibile e lecito e ma che esso debba essere caratterizzato anche dalla cd. pubblica utilità dal che ne consegue la responsabilità personale degli amministratori per i danni eventualmente provocati a ragione dei negozi giuridici stipulati.   A prescindere dunque da ogni possibile responsabilità politica che appare ipso facto provata da quanto sopra rilevato, siamo interessati a leggere le conclusioni dell’Autorità di vigilanza in merito alla legittimità e pertinenza del prestare denaro ad aziende private di telecomunicazioni e se tale operazione speculativa abbia una logica di pubblica utilità, sia stata assistita da garanzie di solvibilità e a che condizioni sia previsto il rientro dei capitali erogati. Perché, in teoria, la “cassaforte” del Molina non è dei partiti che aiutano gli amici di turno, ma dei cittadini varesini.  Forse visto l’immobilismo per avere risposte concrete dovremo attendere gli esiti  della denuncia che Paolo Bocedi, presidente di SOS libera, ha presentato contro Malerba per la morte di Andrea Badoglio che, in più occasioni, aveva sollevato dubbi e perplessità sui legami tra lo stesso Malerba, la giunta Galimberti e la società Rete 55 evolution?

Avv. Stefano Bianco